Numeri Uno

I numeri uno del Padel: Manuel Parlato

Inauguriamo la nostra rubrica I Numeri Uno con chi ha portato il Padel a Napoli e, non solo in Campania, ma per primo nel meridione, il vero pioniere delle “gabbie” dorate al sud, Manuel Parlato. Giornalista sportivo e di calcio particolarmente apprezzato dai tifosi del Napoli, di cui racconta le gesta su Canale 21 e anche dagli sportivi italiani tutti che ne hanno apprezzato lo stile e la competenza dai microfoni di Sportitalia. Lo abbiamo piacevolmente intervistato e ci ha raccontato la genesi del Padel in Italia ma anche tante curiosità appassionanti.

 

 

Manuel raccontaci i primi passi nel mondo delle pale, com’è nata la tua passione per lo sport con il maggior tasso di crescita nel mondo?

Non l’ho scoperto, l’ho iniziato a praticare a Roma dove vivevo, tra l’altro in quel periodo non lo praticava nessuno ancora, avevano aperto alcuni circoli a Roma nord ed erano semivuoti fino al giorno in cui non fecero una manifestazione al Foro Italico ed anche una partita di beneficenza con Marcolin, Mihajlovic, Mancini e Totti. Da lì a Roma esplode la padelmania, si sviluppa a Roma Nord in Via due ponti, la cd. via del Padel.

Poi, il Padel dilaga anche a Roma Sud e a Roma Est. Quando sono tornato a Napoli era appena esplosa la moda, tanto è vero che avevo l’intenzione di aprire un  circolo a Roma.

Poi mi sono lasciato con la mia compagna, tornando definitivamente a vivere a Napoli, e per la passione per questo sport andavo e tornavo da Roma spessissimo, in quei periodi ho iniziato a giocare con giocatori che poi sarebbero andati in nazionale e che erano proprio agli inizi della loro carriera sportiva.

Avevo dei soldi da parte che volevo investire nel Padel per aprire il primo circolo. Inizialmente mi ero informato per un centro sportivo dove stava l’Holiday Inn a Castelvolturno, con i Coppola, ma non c’erano le autorizzazioni per poter installare i campi di padel che hanno la struttura metallica, i vetri e necessitano di particolari realizzazioni funzionali. Non mi fermai e proposi il mio progetto ad altri, all’Accademia del tennis a Napoli ma figuriamoci non sapevano nemmeno cosa fosse il Padel all’epoca; lo proposi ai Damiani e ad altri circoli di tennis. Lo proposi anche a chi aveva campi di calcetto ma nessuno di loro aveva intenzione di privarsi di un campo di calcio a 5 per convertirlo in Padel, oggi è una consuetudine molto diffusa. Finalmente trovai un campo per puro caso, appartenente ai  proprietari del  lido Le  Dune, era un campo di tennis abbandonato. Investii i miei soldi e costruì il campo che a tutti gli effetti fu il primo di tutto il Sud Italia.

Negli ultimi due anni in Italia sono stati installati 6000 campi da Padel. Che ne pensi di questi numeri?

I numeri dei campi sono significativi, però io lavorerei  di più su una maggiore spinta all’anagrafica, sono anni che lo dico, questo sport ha bisogno di puntare sui giovani, sulle accademie, sulle scuole di Padel, per dare la possibilità ai ragazzini di avvicinarsi al Padel come se fosse il calcio, il tennis o un qualsiasi altro sport da praticare. Il progetto giovani deve essere sviluppato dalla federazione che deve studiare un progetto ad hoc.

Il mio unico dispiacere è che mi sarebbe piaciuto scoprire questo sport quando avevo vent’anni, questo è uno sport che se uno ha un po’ di atletismo, un po’ di esperienza nel tennis, può dare tantissime soddisfazioni se si hanno vent’anni.

Come vedi l’evoluzione dell’indoor a discapito dei campi outdoor?

Io preferisco giocare indoor, anche d’estate lo preferisco si evita l’incidenza del sole ed altri agenti atmosferici, il livello della qualità è cresciuto e, quindi, si sta andando in questa direzione.

I circoli di Padel al coperto ormai nelle altre regioni sono sempre più numerosi.

In Campania ci sono bellissime realtà come il PalaPadel di Nola, il Padel Napoli Centro, sono indoor ed offrono molti servizi.

Ti facciamo una domanda tecnica, sei un giocatore di destra o di sinistra? E come ti piace interpretare il ruolo?

Sono sempre stato un giocatore di destra perché comunque non sono un giocatore esplosivo o d’attacco, come può essere uno che viene dal tennis, riesco molto meglio a costruire il gioco non è un gioco prettamente fisico ma anche di testa, mi piace costruire un punto da destra per il giocatore che gioca di sinistra, aprire il campo con una bandeja o magari con una chiquita o con un pallonetto.

Secondo me per le mie caratteristiche mi si addice di più rispetto al gioco che si pratica a sinistra. Però se mi capita di giocare con un compagno meno esperto ovviamente se lo preferisce mi sposto a sinistra per dargli qualche dritta.

 Qual è il tuo giocatore preferito?

Belasteguin! Un argentino, un fuoriclasse, io ho conosciuto il Padel grazie a Belasteguin, uno dei primi campioni che ho visto giocare al Foro Italico, negli anni in cui  questo sport trovava a Roma la sua culla, in quel circolo sportivo alla Via due Ponti è lì che è nato il Padel. Un Club Padel che era di una ragazza che, tra l’altro, era il braccio destro di Maria De Filippi. Investì in questo circolo di Padel che precedentemente era una concessionaria e lo trasformò in un luogo interamente dedicato al Padel.

Come vedi in prospettiva il Padel a livello agonistico per il movimento padelistico italiano ed in particolare campano?

Si dovrebbe fare più un’attività che prediliga la parte agonistica a quella amatoriale, ci sono troppi tornei amatoriali e pochi agonistici, che attirano anche pubblico ma che dovrebbe essere più simile ad una sorta di Coppa regionale, tipo una coppa della Campania tra circoli, un circuito che coinvolga i diversi club magari con un’organizzazione non per forza federale. Si fa qualcosa del genere ma non mi convince.

Ringraziamo Manuel Parlato per la sua disponibilità ed affabilità, presto i suoi aneddoti e le sue curiosità legate al Padel si potrebbero trasformare in una sorpresa editoriale per gli amanti del nostro sport.

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